Rimasto per più di cinque secoli fra leggenda e storia, è tempo che il "Sacco di Castellaneta" entri nella storia con tutti i crismi che si danno agli avvenimenti di importanza. Domani, martedì 25 giugno, alle ore 19.30, presso il Palazzo Baronale, nel borgo antico della città di Castellaneta, sarà presentato il libro di Pietro Loglisci "Jean d'Auton e il Sacco di Castellaneta".
La presentazione del volume che approfondisce la preziosa figura del monaco francese, legata allo storico episodio della cacciata dei castellanetani delle truppe francesi guidate da Nemours nel 1503, sarà curata dallo storico Cosimo Damiano Fonseca. A fare gli onori di casa il Vescovo della Diocesi di Castellaneta Mons. Pietro Maria Fragnelli. Interventi del sindaco di Castellaneta Giovanni Gugliotti e dell'assessore comunale a Cultura e Pubblica Istruzione Annarita D'Ettorre.
LA FIGURA DI JEAN D'AUTON NEL LIBRO DI LOGLISCI
Jean d'AUTON è un monaco francese (diventato Abate), nato nel 1466 e morto nel gennaio 1528, resosi celebre per avere spontaneamente preso l'iniziativa di seguire le truppe che il re di Francia Luigi XII mandava in Italia tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento. Ma paradossalmente, proprio per non avervi assistito di persona, la sua testimonianza è più autentica e sicura, perché la descrizione che fornisce non è quella di qualcuno che ha visto i fatti dall'esterno e forse anche superficialmente, ma quella raccolta dalla bocca di coloro stessi che ne erano stati gli autori.
Jean d'AUTON non fu solo colui che raccontò i fatti del "Sacco" con le dovute precisioni storiche. Fu anche colui che difese i cittadini castellanetani agli occhi del re di Francia dicendo che non avevano avuto torto a cacciare i Francesi, perché erano più di 9 mesi che i militari non pagavano né il vitto né l'alloggio, e che la colpa era sicuramente dei Tesorieri che non spedivano presto il denaro necessario a questi pagamenti.
La sua missione consisteva ad osservare tutto ciò che accadeva durante gli spostamenti delle armate o ad informarsi presso le fonti più affidabili riguardo allo svolgimento degli avvenimenti ai quali non aveva potuto assistere, e a mettere per iscritto i fatti, per informare il re tramite lettere.
Chi poteva meglio raccontare i fatti se non gli autori? Il 23 febbraio 1503, giorno in cui i castellanetani cacciarono il presidio francese dal paese, Jean d'AUTON si trovava a Ruvo, dove commentò in diretta la presa della città da parte degli Spagnoli. Agli avvenimenti del "Sacco" non potette quindi assistere di persona. La domanda che qualcuno potrebbe porsi è di sapere se Jean d'AUTON sia realmente venuto a Castellaneta. Ma di questo non c'è dubbio. Prima di tutto perché racconta i fatti dicendo: "come ho saputo da alcuni di loro" riferendosi ai castellanetani che aveva interrogato, e poi perché a un certo punto dice che i castellanetani, dopo aver fatto prigionieri i 50 uomini del presidio, li legarono e li consegnarono ai soldati spagnoli fatti entrare nel paese " attraverso la Porta che dà dritto davanti a Taranto".
Ma qualche giorno dopo, incuriosito dall'importanza dell'accaduto, venne a Castellaneta per informarsi, presso coloro che avevano organizzato la cacciata dei Francesi, su com'erano andate le cose , e mise per iscritto i fatti così come gli furono raccontati sul posto.
Questa Porta che dà dritto davanti a Taranto, i castellanetani lo sanno bene : è la Porta Piccola, situata a due passi dai luoghi dell'accaduto. In realtà – come si seppe dopo – i Tesorieri, anziché spedire il denaro alle truppe in Italia, se lo tenevano e se lo spartivano fra di loro. Non essendo stato testimone "oculare" dei fatti, Jean d'AUTON è comunque un testimone "indiretto".
Ma solo qualcuno del paese o qualcuno venuto a Castellaneta può designarla come la Porta che dà dritto davanti a Taranto.
Fu fatta un'inchiesta, e l'anno dopo, i Tesorieri colpevoli furono impiccati sulla Piazza di Blois.
